L’insonnia è collegata a una porzione significativa di casi di demenza

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Secondo una nuova ricerca, quasi un caso di demenza su otto negli Stati Uniti – circa 500.000 persone – potrebbe essere attribuibile all’insonnia cronica. Lo studio, pubblicato su Journals of Gerontology: Series A, rafforza la crescente consapevolezza che il sonno è un fattore di rischio chiave e modificabile per la demenza, paragonabile a fattori consolidati come la perdita dell’udito e l’ipertensione.

I risultati dello studio

I ricercatori del Massachusetts General Hospital hanno analizzato i dati del National Health and Aging Trends Study (NHATS), un sondaggio a lungo termine condotto su oltre 5.900 adulti statunitensi di età pari o superiore a 65 anni. I partecipanti hanno riferito personalmente di avere difficoltà a dormire, tra cui difficoltà ad addormentarsi o a restare addormentati, mentre le diagnosi di demenza sono state confermate attraverso test cognitivi e resoconti dei caregiver.

Combinando la prevalenza dell’insonnia con la ricerca esistente che collega la carenza di sonno alla demenza, il team ha stimato che circa il 12% di tutti i casi di demenza negli Stati Uniti potrebbe essere potenzialmente prevenuto affrontando l’insonnia. Questa cifra è sorprendente perché è in linea con le stime a livello di popolazione relative alla perdita dell’udito, un rischio di demenza modificabile ampiamente riconosciuto.

Differenze di età e genere

Lo studio ha anche rivelato variazioni in base all’età e al sesso. Il contributo dell’insonnia alla demenza è stato leggermente più pronunciato nelle donne e più significativo negli individui tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. Ciò suggerisce che un intervento precoce durante questa finestra di età potrebbe produrre i maggiori benefici.

Perché è importante: una strada a doppio senso

Sebbene la ricerca non dimostri una relazione diretta di causa-effetto, sottolinea un punto critico: i disturbi del sonno non sono semplicemente un sintomo dell’invecchiamento o dello stress. Esiste un plausibile legame biologico tra scarso sonno e peggioramento della salute del cervello, tra cui infiammazione, sforzo cardiovascolare e ridotta eliminazione dei rifiuti nel cervello. Tuttavia, la relazione è probabilmente bidirezionale.

I problemi del sonno possono anche essere un indicatore precoce della neurodegenerazione sottostante, rendendo difficile determinare se l’insonnia causa demenza o ne è un risultato. Questa incertezza evidenzia la necessità di ulteriori indagini sulla complessa interazione tra sonno e salute del cervello.

“Dobbiamo riconoscere l’importanza dei disturbi del sonno per la salute del cervello”, afferma Kristen Knutson, ricercatrice sul sonno presso la Northwestern University. “I disturbi del sonno non sono solo un fastidio; sono un sintomo o una causa legata alla salute.”

Lo studio serve a ricordare in modo convincente che dare priorità alla salute del sonno è fondamentale per il benessere generale e potrebbe essere più importante per la salute del cervello a lungo termine di quanto si pensasse in precedenza.

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