Riscaldamento artico: cambiamenti irreversibili anche con la riduzione della CO2

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La regione artica è bloccata in almeno 1,5°C di riscaldamento aggiuntivo, indipendentemente dal fatto che i livelli globali di anidride carbonica atmosferica ritornino ai livelli preindustriali. Ciò significa che anche se oggi venissero intraprese azioni aggressive sul clima e si riuscisse a ridurre la CO2, l’Artico subirebbe comunque un riscaldamento significativo a lungo termine.

L’inerzia termica dell’oceano

Il fattore principale dietro questo cambiamento irreversibile è il massiccio assorbimento di calore da parte degli oceani del mondo. Circa il 90% del calore in eccesso dovuto al riscaldamento globale è stato immagazzinato nell’oceano, che continuerà a riscaldare l’Artico per secoli anche se l’atmosfera si raffredda. Questa inerzia termica è un fattore critico: mentre la CO2 atmosferica può essere ridotta in tempi relativamente brevi, il contenuto di calore dell’oceano cambia molto più lentamente.

Questo effetto è aggravato da circuiti di feedback positivi, come la perdita di ghiaccio marino. Con meno ghiaccio, più acqua libera assorbe la luce solare, accelerando ulteriormente il riscaldamento.

I modelli delle precipitazioni cambieranno

Al di là della temperatura, si prevede inoltre che l’Artico manterrà circa 0,1 millimetri al giorno di precipitazioni in eccesso anche in scenari aggressivi di rimozione dell’anidride carbonica (CDR). Ciò suggerisce che anche i cambiamenti nel ciclo idrologico dell’Artico sono bloccati, indipendentemente dalle future riduzioni delle emissioni. Lo studio ha utilizzato 11 modelli climatici indipendenti per prevedere questi risultati.

I limiti della rimozione dell’anidride carbonica

Molti esperti sono scettici sul fatto che i progetti CDR su larga scala ridurranno significativamente la CO2 atmosferica in tempi brevi, dati gli immensi costi finanziari ed energetici coinvolti. Lo studio ha testato scenari estremi, incluso il quadruplicamento dei livelli di CO2 prima di tentare la rimozione. I risultati mostrano che l’Artico rimane 1,5°C più caldo rispetto ai livelli preindustriali, anche in questi scenari.

Circolazione di ribaltamento meridionale dell’Atlantico (AMOC)

I modelli prevedono anche un raffreddamento localizzato in una striscia di oceano a sud della Groenlandia e dell’Islanda. Ciò è collegato a un potenziale rallentamento della Circolazione Meridionale Atlantica (AMOC), un’importante corrente oceanica che trasporta il calore dai tropici. Un indebolimento dell’AMOC potrebbe portare inverni più freddi in Europa, poiché fornirebbe meno acqua calda alla regione.

Impatti e incertezze a lungo termine

Lo studio non ha modellato direttamente il disgelo del permafrost o lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia, ma si prevede che questi effetti continueranno comunque. Anche se l’Artico alla fine si raffredderà nel corso di molti secoli, è probabile che nei prossimi centinaia di anni si assisterà a un continuo riscaldamento e destabilizzazione.

Il destino dell’Artico non è determinato esclusivamente dai livelli di CO2 nell’atmosfera. Il calore accumulato dall’oceano, combinato con i circuiti di feedback e lo spostamento delle correnti oceaniche, crea una situazione in cui alcuni cambiamenti sono effettivamente irreversibili nel breve termine.

Questa ricerca sottolinea l’urgenza di un’azione climatica aggressiva, anche se riconosce che alcuni impatti sono già bloccati. L’Artico non è semplicemente una vittima del futuro riscaldamento; è una regione che sta subendo un cambiamento irreversibile ora.

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