Contestata l’età del sito di Monte Verde: un nuovo studio sfida la cronologia dei primi insediamenti americani

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Uno studio recente sta mettendo in discussione la cronologia stabilita dei primi insediamenti umani in Sud America, sostenendo che il sito archeologico di Monte Verde in Cile è significativamente più giovane di quanto si credesse in precedenza. L’affermazione, pubblicata su Science, suggerisce che il sito fu occupato tra 4.200 e 8.200 anni fa, invece dei 14.500 anni ampiamente accettati. Tuttavia, i risultati sono stati accolti con aspre critiche da parte di altri archeologi, che definiscono la metodologia “lavoro geologico estremamente scadente”.

Il significato di Monte Verde

Monte Verde occupa una posizione critica nei dibattiti archeologici sul popolamento delle Americhe. Scoperto nel 1976, il sito ha restituito manufatti ben conservati – tra cui strumenti in pietra, strutture in legno e persino impronte umane – che inizialmente supportavano la teoria secondo cui gli esseri umani abitavano in Sud America prima della cultura Clovis in Nord America. La teoria di Clovis proponeva che i primi americani arrivassero attraverso un corridoio libero dai ghiacci circa 13.000 anni fa. La datazione iniziale di Monte Verde suggeriva un’alternativa: una rotta migratoria costiera precedente a Clodoveo.

Ciò è importante perché influenza la nostra comprensione di come e quando gli esseri umani si sono diffusi nel continente e mette in discussione l’ipotesi di lunga data secondo cui la cultura Clovis rappresenta la prima presenza diffusa di esseri umani nel Nord America. Anche altri siti pre-Clovis, come Paisley Caves in Oregon e White Sands nel New Mexico, hanno messo in discussione il modello del primo Clovis.

La nuova controversia sugli appuntamenti

I ricercatori dietro il nuovo studio, guidati da Todd Surovell dell’Università del Wyoming, hanno riesaminato il contesto geologico del Monte Verde. Sostengono che il sito si trova su una morfologia non più vecchia di 8.000 anni e che i materiali più datati trovati nelle vicinanze sono stati probabilmente ridepositati a causa dell’erosione. La prova chiave citata è uno strato di cenere vulcanica (Lepué Tephra) depositato circa 11.000 anni fa.

Surovell sostiene che la posizione del sito rispetto a questo strato di cenere indica che si è depositato dopo l’eruzione. “La cosiddetta componente archeologica di 14.500 anni fa… in realtà proviene da una morfologia che ha al massimo 8.000 anni”, ha affermato.

Respingimento da parte degli esperti

I risultati hanno suscitato una forte opposizione. Tom Dillehay della Vanderbilt University, che ha trascorso decenni a studiare Monte Verde, contesta l’analisi geologica, affermando che non ci sono prove dello strato di cenere di 11.000 anni fa sotto il sito. Michael Waters della Texas A&M University ha criticato lo studio definendolo “un lavoro geologico estremamente scadente”, sostenendo che le analisi essenziali – come la micromorfologia e l’esame del paleosuolo – sono state omesse.

Il dibattito evidenzia una tensione fondamentale in archeologia: la datazione di siti complessi richiede un’attenta considerazione dei processi geologici, e anche piccoli errori metodologici possono alterare drasticamente le interpretazioni. David Meltzer della Southern Methodist University ha notato che il campionamento dello studio è stato condotto lontano dal sito originale, potenzialmente distorcendo i risultati.

Implicazioni più ampie e dibattito in corso

La controversia si estende oltre lo stesso Monte Verde. Surovell ha precedentemente messo in dubbio la datazione di altri siti pre-Clovis, suggerendo che la “deriva” dei manufatti potrebbe gonfiare artificialmente la loro età apparente. Questa posizione è in linea con una rinascita di interesse per la teoria del “Primo Clovis”, sebbene molti archeologi rimangano scettici.

Kenneth Feder, autore di Native America, riconosce che mettere in discussione la scienza consolidata è salutare, ma sostiene che, indipendentemente dall’età esatta di Monte Verde, rimane la probabilità che la migrazione costiera abbia avuto un ruolo nel popolamento delle Americhe.

In definitiva, il dibattito su Monte Verde sottolinea l’incertezza intrinseca nella ricostruzione del passato. Anche se il nuovo studio rappresenta una sfida provocatoria alle narrazioni consolidate, è improbabile che possa ribaltare decenni di ricerca senza un’ulteriore validazione rigorosa. La comunità scientifica attende una risposta dettagliata dal team del Progetto Monte Verde, promettendo una confutazione sistematica delle affermazioni dello studio.

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