Li hai visti all’inizio di ogni spartito, quei numeri impilati che sembrano una frazione ma funzionano più come un libro di regole. Sono indicazioni di tempo. Oppure, se vuoi essere più tecnico, metro. È lo scheletro ritmico di una canzone. Prende il ritmo costante dei battiti e li raggruppa in battute, delimitate da linee verticali sul pentagramma. Se hai mai battuto il piede durante un valzer, ti sei sentito 3/4 metri. Tre battute da un quarto. Uno due tre. Uno due tre. L’accento colpisce forte su questo primo punto. È uno schema. Uno normale.
Ma come fa un semplice raggruppamento di beat a diventare qualcosa che definisce un intero genere?
La risposta sta in ciò che precede la prima nota. L’indicazione del tempo ti dice due cose: quanti battiti ci sono in una misura e quale valore di nota ha il peso di un battito. In 4/4 (noto anche come tempo comune), hai quattro note da un quarto. In 2/4, solo due. Questi sono metri semplici. Non ti danno fastidio. Le categorie Duple (2/4, 2/2), triple (3/4, 3/8) e quadruple (4/4, 4/8) coprono la maggior parte dei brani pop, rock e classici che ascolti alla radio. Il primo movimento è solitamente il battere. L’accento. Il pugno.
Poi c’è il lato composto. È qui che diventa strano. E interessante.
Prendi 6/8. Sembrano sei battiti, vero? Sbagliato. In realtà sono due battiti, dove ogni battito si divide in tre subunità. Quindi è un metro doppio, ma composto. La matematica è un multiplo di tre. Si ottiene quella sensazione ondulata e impetuosa in molte canzoni folk o ballate rock lente. 9/8 è la stessa logica ma tripla. 12/8 è quadruplo. Queste firme implicano che il battito di base è una nota puntata, divisa in tre parti più piccole. Crea un’altalena. Una mescolata. Un diverso tipo di gravità.
Ma cosa succede quando lo schema non si adatta?
Potresti incontrare 5/4 o 7/4. Queste sono le stranezze. Non sono puramente doppi o tripli. Sono ibridi. 5/4 è spesso una combinazione di 2/4 e 3/4. Oppure 3/4 e 2/4. 7/4 potrebbe essere 3/4 + 2/4 + 2/4. È irregolare. Imprevedibile. Costringe l’ascoltatore a prestare attenzione perché il punto di risoluzione continua a muoversi.
Questa non è una novità. Gli esseri umani contano i battiti da quando hanno iniziato a ballare. La musica originariamente serviva alla poesia e alla danza, quindi il ritmo era sempre subordinato al movimento. Ma intorno al 1200, la musica scritta iniziò a bloccare questi schemi. I compositori utilizzavano modi ritmici : brevi formule che ripetevano semplici schemi tripli. Era un modo per codificare il caos.
Nel 1300, i teorici riconoscevano sia i metri doppi che quelli tripli. In pratica? Ancora caos. I compositori sovrapponevano ritmi complessi, mescolando metri uno sopra l’altro. Non è stato fino al 17
















